3 passi per dire i “No” che vogliamo dire

Dicendo “sì” quando vogliamo dire “no” facciamo male a noi stessi.

Recentemente, un amico mi ha chiesto se avrebbe potuto prendere in prestito la mia auto per andare fuori città. Avrei voluto rispondere “no”, invece ho esitato, sperando che non accennasse più al discorso.

Può essere veramente duro dire “no”. Nonostante i miei migliori tentativi di non preoccuparmi di ciò che gli altri pensano di me, mi ritrovo ancora a pensarci. Non voglio che la gente pensi che io sia egoista. Inoltre, non voglio essere egoista. E non voglio mai perdere un’occasione per aiutare qualcuno.

Ma noi esseri umani scegliamo spesso quello che è più soddisfacente nel presente, piuttosto che quello che ci renderà più felici nel futuro – e appagare gli altri (e pensare a noi stessi come persone generose) dicendo che “sì”, tende ad essere molto più piacevole nel presente che di dire “no”. Ma dire di “sì” quando vogliamo dire “no” tende a farci male più tardi, sotto forma di risentimento e di esaurimento.

Dobbiamo dire no adesso, in modo da non trovarci a risentirne in seguito. Ecco come:

Prova a dire no.

Quando siamo stressati e stanchi tendiamo ad agire per abitudine. Sapendo questo, possiamo addestrare il nostro cervello a dire normalmente “no” invece che “sì” alle richieste, provando una risposta che ci appaghi quando le persone ci chiedono favori. Le ricerche mostrano che quando abbiamo un piano specifico prima di trovarci di fronte ad una richiesta, è molto più probabile che in seguito saremmo pronti ad agire in un modo che sia coerente con le nostre intenzioni originali.

Qualcosa di semplice – come, “Questa volta no” – è quasi sempre sufficiente. Scegli un modo predefinito per rispondere quando non vuoi fare qualcosa e esercitati a dirlo prima di averne bisogno.

Sii chiaro rispetto alle tue priorità e autentico rispetto al tuo rifiuto.

Dire no è più facile quando ci sono chiare le nostre priorità; è più difficile declinare una richiesta quando le nostre ragioni per farlo ci sembrano insignificanti.

Sii onesto, ma non aver paura di essere vago. Dire la verità non è la stessa cosa di condividere più dettagli del necessario, anche se qualcuno ti chiede perché non puoi aiutarlo o di iscriverti al suo partito. Spiegazioni dettagliate implicano che l’altra persona non sappia gestire un semplice no – e spesso portano le persone a farsi carico dei tuoi conflitti al posto tuo quando non lo desideri veramente.

Se il tuo “no” non viene accettato facilmente, insisti! Ripeti il ​​tuo punto di vista con calma, utilizzando le stesse parole. Questo aiuterà l’altra persona a capire che sei certo del tuo no e che il loro insistere non cambia la tua risposta. Se questo non funziona e hai bisogno di qualcos’altro da dire, utilizza l’empatia. Ad esempio, potresti dire: “Capisco che sei in difficoltà” o “so che è difficile da accettare”.

Se ancora non si rassegnano, di loro la verità rispetto a come ti senti. Per esempio: “Mi sento a disagio e un po ‘arrabbiato quando continui a chiedermi qualcosa che ti ho rifiutato.”

Fai sì che la tua decisione sia definitiva.

Lo psicologo di Harvard Dan Gilbert ha dimostrato che quando cambiamo idea, tendiamo ad essere meno soddisfatti delle nostre decisioni. Quindi, ad esempio, una volta che rifiutiamo un invito, dobbiamo fare uno sforzo per concentrarci sui guadagni che otteniamo dal dire di no, non sul rimpianto o sul senso di colpa che potremmo percepire.

Questa strategia può essere un ottimo strumento per compensare la paura di una perdita. Il cervello reagisce ad una potenziale perdita in modo simile rispetto ad una perdita effettiva. Focalizzandoci su ciò che guadagniamo dicendo no, proteggiamo la nostra mente dal percepire una perdita.

Se ti senti nervoso a non dire niente, prenditi un momento per percepire il rispetto che hai per te e che desideri che gli altri provino per te. Ci vuole coraggio per considerare le proprie esigenze e priorità allo stesso livello delle esigenze degli altri. Ma ne vale la pena.

La capacità di dire “NO” è una chiave sottovalutata per la felicità.

 

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