Non so se è capitato anche a voi, assidui lettori di questo sito, ma in caso vi fosse capitato probabilmente avrete avuto sensazioni simili alle mie. Approfitto di questo bellissimo sito, che lascia la possibilità di esprimere i propri drammi, per esporne uno che, credo, assilli molte persone, quindi per sentirmi, per dirla con un proverbio, accomunato nella sfiga. Il proverbio, lo avrete già capito è “mal comune…”. E’ proprio per gustare, nella sua piena interezza, il gaudio, che mi sono impegnato. Il dramma riguarda i treni. Non so se anche a voi vi hanno ripetuto alla nausea di non “perdere i treni”. Il concetto già mi sfuggiva poiché io di treni, nella mia vita, ne ho visti ben pochi. Nell’era del consumismo, già a 17 anni, avevo ereditato da mia sorella, una graziosa 500 azzurrina, che usavo tranquillamente senza patente, oltre al Mercedes del padre del mio migliore amico, che usavamo, manco a dirlo, senza patente. Il treno l’ho visto solo una volta quando con mia sorella ho accompagnato mia nonna a Bari. Dunque, fisicamente mi sfuggiva il concetto. Non ero mai stato come uno stupido su una pensilina, con gli occhi spalancati, a guardare inebetito un treno che passava e avrei dovuto prendere. Ma nella vita, ogni volta che si manca un obbiettivo, ritorna nelle orecchie la stupida frase del treno perso e non solo, sembra di vederlo e di sentire, persino, quel particolare odore tipico delle stazioni. Mi domando se non fosse stato più positivo dare l’immagine di prenderlo il treno e non di perderlo. Il genitore invece di dire al figlio “Hai perso un treno”, ai suoi primi errori per la calibrazione della vita, potesse gioiosamente dire al figlio “Sei riuscito a salire sul treno”, quando riesce. La punizione psicologica regna sovrana, meglio mazzuolare che accarezzare, ci insegna il nonno. Ma forse siamo cambiati? Su questo concetto meditavo un giorno mentre passeggiavo, ero anche molto impegnato a contare i treni persi. Ragazzi che angoscia! Immagini di treni con annesso odore di ferrovia. Perché cazzo devo perdere un treno!!! Non ci crederete, mentre mi aggrovigliavo nei miei pensieri, stavo attraversando la strada, peccato che il semaforo fosse rosso. Gli automobilisti non mi risparmiarono la gogna e in segno di apprezzamento del mio coraggio, intonarono con i clacson, l’eroica di Beethoven. Fu in quel momento che scoprii il significato del treno perso. Certo è sicuramente un problema di sincronizzazione. Nessuno vuole perdere un treno, se lo perde, è perché si è mal sincronizzato con la partenza del treno, dunque non è per incapacità nel prenderlo. Non è perché non è riuscito a salire il gradino del treno o a sedersi, non si è sincronizzato. Sembra una cosa da poco, ma come dopo mi sono accorto, si tratta nuovamente di una questione di esercizio. Poiché non avevo sottomano una quantità di treni sufficienti per l’esperimento, ho trovato un altro aggeggio che mi imponesse un ritmo tutto suo, ma in qualche modo prevedibile, appunto come un treno. IL SEMAFORO. Mi direte:”ma non hai proprio un cazzo da fare!”, invece da questo stupido esperimento ne ho tratto un vantaggio enorme, infatti non ho più perso i treni. Si trattava di superare il marciapiede di partenza quando il semaforo era verde e porre il piede sul marciapiede di arrivo a semaforo ancora verde. Il tutto partendo da un isolato prima, senza mai fermarsi, e con andatura uniforme. Mi ci vollero una trentina di fallimenti prima di sincronizzare il mio cervello sull’esatto ritmo del semaforo. La cosa stupefacente e che per riuscirci ho dovuto distruggere il mio ragionamento, perché se provavo l’esperimento ragionandoci, inevitabilmente arrivavo a semaforo rosso. Solo lasciandomi libero, senza cercare di calcolare il ritmo del semaforo, l’esperimento funzionava. Cosa ancora più sorprendente, cambiando l’incrocio e lasciando libero, il mio cervello riuscivo a calcolare istantaneamente, il ritmo inevitabilmente diverso di un altro semaforo. Adesso posso decidere io, che treni prendere e che treni perdere, perché in tutto questo mi sono accorto che alcuni treni è meglio prenderli, sono solo rotture di scatole.

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