Mi sono imbattuto, senza volerlo, in un problema che ha dell’incredibile. Per ragioni lavorative, ho dovuto dirigere alcune persone. Fino qui nulla di speciale, succede a volte. Nella dinamica dei rapporti interpersonali e quindi anche lavorativi, ho notato che tutto il sistema tendeva a collassare. Quindi mi sono chiesto come fare, senza tanti spargimenti di sangue, a tenere in piedi la baracca. Inevitabilmente ho dovuto analizzare i comportamenti dei singoli. Tre i macro gruppi presi in considerazione: i dirigenti, i funzionari e diciamo così gli operai. Il meccanismo perverso a cui tutti i tre gruppi si riferivano era il seguente: sbagliare il meno possibile. Partiamo dai dirigenti. Per non rischiare l’errore, il dirigente, manda informazioni sempre meno dettagliate, in caso di disastro, la sua informazione risulta pulita. Quindi tende ad inviare una comunicazione generica del tipo “una cosa bella, fatta bene”. Il funzionario che riceve questo tipo di comunicazione, non volendosi caricare di possibili errori, ribalta sull’ operaio la stessa comunicazione aggravandola di un ulteriore generalizzazione: “un lavoro fatto bene,bene”. Difatti il funzionario non è stupido, toglie il concetto di bello perché si rende conto che l’operaio non possiede doti artistiche. Il risultato alla fine: il classico prodotto di merda. Facciamo un passo indietro e andiamo a vedere cosa ha impedito al personale di fare un ottimo lavoro. Il dirigente ha paura di sbagliare ma anche di vincere. Il dramma più grosso avviene come sempre in testa, come gerarchia e come metafora. Il nostro amico ha sicuramente alte doti intellettive, quindi è consapevole che per vincere deve inviare una comunicazione chiara e dettagliata e ne possiede le capacità, se solo non avesse paura di vincere. Vincere nella sua testa, vuol dire in seguito, avere sempre prestazioni perfette e lui lo sà che non è infallibile, prima o poi sbaglierà. Cambiare il concetto di errore in concetto di opportunità, oggi giorno è difficoltoso ma se il nostro dirigente vuole fare bene il suo lavoro la frase “scoprire l’errore per godere della correzione” deve scolpirsela in testa. Nel funzionario le cose si semplificano. Avendo ricevuto una comunicazione incompleta ha due strade da seguire: o chiede delucidazioni, ma equivale a dar del cretino al dirigente, o lanciare una comunicazione ancora più incompleta e quindi scevra da rischi. Sceglie sempre la seconda, con la consapevolezza che sta facendo un brutto lavoro, quindi il suo stato d’animo sarà down, cercherà di togliersi dai piedi il più in fretta possibile uno scarafaggio da lui stesso creato con poco impegno e con zero passione MA SENZA RISCHI. Arriviamo all’operaio, che in questo quadro, per raddrizzare la situazione, dovrebbe avere le capacità intellettive di Leonardo da Vinci, ma non le ha. Quindi per paura di sbagliare e addirittura per non rischiare di fare il superfluo, il non richiesto, esegue le istruzioni alla lettera. Come quel marito che tornando a casa non trova nulla da mangiare perché aveva detto alla moglie di cuocere “due” piselli. La moglie, uno, l’aveva mangiato per costantane la giusta sapidità e l’altro per assicurarsi che fosse cotto. Quindi il risultato è un brutto lavoro, ma è il meno, Ancora più grave è il disagio provato per otto ore al giorno dai nostri lavoratori che sfortunatamente torneranno a casa reiterando un comportamento che ormai è introiettato: la paura di sbagliare, la paura di vincere.

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