Michela Boscaro e Silvia Capitani, psicologhe specializzate in psicoterapia sistemica, sostengono che, per comprendere le basi delle relazioni di coppia, si debba partire dal substrato emotivo umano, in particolare da una teoria di Daniel Stern, studioso dell’età infantile. Secondo i suoi studi oltre alle emozioni base e fondamentali dell’essere umano, ovvero felicità, tristezza, rabbia, paura, disgusto, sorpresa, interesse e vergogna, esistano dei “registri affettivi”, suddivisi a loro volta in “affetti vitali” ed “affetti relazionali”. I primi sono emozioni avvertibili nelle comuni esperienze umane, e comprendono anche stati non emozionali, quali azioni fisiche, percezioni sensoriali, sensazioni temporanee e processi cognitivi. I secondi riguardano i sentimenti reciproci affettivi e sociali tra esseri umani. E’ grazie alle “relazioni affettive” che si riescono a instaurare le basi della normale convivenza umana all’interno di una società. Normalmente tendiamo a sovrapporre i termini emozione e sentimento. Secondo il neurobiologo Damasco l’emozione è la reazione biologica tesa al raggiungimento del proprio benessere, mentre il sentimento è la forma che la nostra mente da a quella reazione di cambiamento fisiologico dettata dalle emozioni. Durante il processo emotivo il nostro cervello mappa quel cambiamento e spesso lo associa a pensieri e ricordi affini a quel determinato sentimento. Proprio questa reazione a catena emozione-ricordo-sentimento mette in luce un concetto fondamentale della psicologia: una buona capacità di ricordare è sintomo di una buona salute mentale. La rappresentazione dei propri ricordi è la base per il processo di riconoscimento e di rapporto con il proprio presente. Da qui ne consegue che le relazioni di coppia non siano semplicemente l’unione di due individui, ma anche delle loro storie personali e familiari, del loro “background”. La base delle relazioni di coppia è proprio la condivisione di queste storie col proprio partner, tra paura e felicità, tramite progetti e timori, nella speranza di non rimanere da soli a fronteggiarle. Qui però sta anche la paura nei confronti di una relazione del genere, di doversi aprire, di non essere capiti a fondo ma soprattutto di mostrare chi uno sia realmente e di non essere accettato, o di essere traditi all’improvviso. Proprio tra la paura della solitudine e quella della dipendenza da un’altra persona sta quel processo personale obbligatorio della ricerca di un’intimità interpersonale più evoluta. Infatti normalmente nel partner cerchiamo una specie di riscatto dalla propria storia personale, in una forma di accudimento durante la quale ricerchiamo nell’altra persona una copia o l’opposto (in base alla propria esperienza familiare, negativa o positiva) di uno dei propri genitori, dovuta proprio al mancato distacco da quella figura genitoriale. Il sentimento di amore scaturisce dall’immagine che l’altra persona ci da di noi, e viceversa; su questo scambio di immagini si basa tutta la relazione di coppia. Secondo Murray Bowen il rapporto emotivo col proprio partner può essere definito “contratto emotivo fraudolento”, proprio perché ognuno dei due visualizza i bisogni profondi dell’altro e pensa di essere l’unico a poterli soddisfare, cosa realisticamente impossibile. Se la coppia si vede come un “sistema”, questa è un sistema aperto e di conseguenza per funzionare deve adattarsi sia ai cambiamenti del singolo individuo, sia a quelli degli altri sistemi. Ed è proprio qui che deve intervenire quella ricerca di un’intimità e di un rapporto di tipo diverso, non fatto di ricerche di figure smarrite e di rivincite sulle proprie storie familiari, ma piuttosto su un chiaro processo di identificazione dell’individuo, una personale individuazione e un distacco sincero dal nucleo familiare. Solo in questo modo può stabilirsi un sano rapporto di interdipendenza, bilanciato tra intimità di coppia ed autonomia personale, ricercabile anche all’esterno della coppia stessa.

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