La scelta morale come identificazione di sé e del gruppo

Quando il sentirsi componenti di un gruppo è fondamentale nella costituzione della propria identità,  si tenderà ad adeguare le proprie norme, convinzioni e interpretazioni a quelle del gruppo di appartenenza e ci si aspetta che gli altri agiscano nello stesso modo. Si presuppone quindi un consenso tra i membri del gruppo rispetto a come va il mondo, quali sono i suoi problemi e che cosa si dovrebbe fare a riguardo, ci si aspetta insomma una somiglianza in quelle che sono  le scelte morali. (Reicher et al., 2008). L’ identificazione dà luogo ad una percezione del sé come individuo con valori morali differenti da quelli dei membri appartenenti ad un altro gruppo caratterizzato da valori ed ideali che divergono da quelli dell’ ingroup (Reynolds et al., 2001). Questa differenza di valori ed ideali dà luogo ad una differenza morale che è spesso evidente tra i vari gruppi politici e che può sfociare in una negazione dell’umanità dei membri dell’outgroup. I giudizi di ogni giorno dello stato morale sono influenzati dalla percezione dell’umanità (Bastian et al., 2011). La relazione tra umanità e moralità è ben nota, in quanto le qualità che ci rendono umani sono le stesse che ci danno uno stato morale (Opotow, 1993). Essere umani implica un particolare stato morale: avere valori morali, compiere azioni morali è sentire una responsabilità morale. In ogni caso non tutte le persone vengono percepite ugualmente umane. Negare l’umanità degli altri ha implicazioni nel modo in cui gli si addossano delle colpe, nel modo in cui sono elogiati, nel modo in cui sono considerati degni di una preoccupazione morale. Deumanizzare una persona ha sicuramente un’influenza nella riduzione delle inibizioni morali che condizionano il comportamento nei suoi confronti. Ridurre le inibizioni morali vuole dire ridurre il controllo morale che si attua promuovendo da una parte l’astensione dal comportamento inumano e dall’altra l’attuazione del comportamento umano. Ridurre il controllo morale significa anche permettere il disimpegno nelle auto-sanzioni e liberalizzare la condotta immorale portando ad un progressivo annullamento dell’auto-censura (Bandura, 2002). L’intensità dell’auto-censura morale dipende dalla considerazione che si ha delle persone alle quali si rivolge qualsiasi tipo di azione: percepire gli altri come esseri umani porta ad innescare con una certa facilità sentimenti di empatia per la somiglianza che si percepisce e porta ad un’automatica angoscia per l’altrui sofferenza. Se le altre persone vengono invece private delle qualità umane viene disattivata l’auto- censura della condotta antisociale nei loro confronti. Il disimpegno nelle auto-sanzioni e la liberalizzazione della condotta morale fanno parte quindi di quei processi che portano al disimpegno morale che permette alle persone di compiere azioni contro-normative nei confronti di altre persone. Il processo di disimpegno morale è infatti la risultante di una riorganizzazione cognitiva della condotta antisociale che può facilmente giungere appunto a rendere accettabili azioni che ledono apertamente gli altri (Kelman, 1973). Il disimpegno morale nei confronti delle altre persone che porta all’esclusione morale può quindi facilmente condurre ad un’indifferenza riguardo alle sofferenze di queste persone fino ad una legittimizzazione degli atti violenti nei loro confronti (Opotow, 1990).

La deumanizzazione correlata alla comunità morale

Perché i comportamenti lesivi nei confronti del prossimo possano essere considerati accettabili c’è dunque bisogno di un’esclusione di questi dalla comunità morale ovvero dall’ingroup delle persone che sono considerate condividenti i medesimi principi morali. L’inclusione delle persone nella propria comunità morale ,infatti, garantisce loro un comportamento equo e conforme alle norme sociali (Opotow 1995). Chi non appartiene a questa comunità morale viene considerato escluso dalla comunità umana stessa, deumanizzato e quindi passibile di maltrattamenti senza che vengano destati rimorso o sdegno: è il cosiddetto concetto di giustizia ristretta, ristretta appunto ai soli membri appartenenti alla comunità morale (Opotow, 1990) Staub (1989, 2004) espone il modello degli scopi personali:  quando scopi personali e valori morali che determinano il comportamento entrano in conflitto, o quando viene ostacolato il soddisfacimento dei bisogni di base da cause esterne (come ad esempio disorganizzazione politica, improvvisi cambiamenti sociali) i valori morali di base (che comprendono appunto  la tutela del prossimo e l’auto-censura della condotta lesiva) possono essere sostituiti da altri differenti. I soggetti possono dunque reagire spostando l’identità individuale a quella di gruppo, individuando un capro espiatorio, creando ideologie distruttive che identificano un gruppo come nemico da affrontare. Così, da queste reazioni iniziali si può passare a forme aggravate di discriminazione intergruppi fino alla persecuzione degli esclusi dalla comunità morale (Staub, 2004, Albarello, 2008).

Esperimenti sulla moralità e sull’apprendimento sociale nella perdita di inibizione

Bandura e colleghi (1975) hanno condotto alcuni esperimenti con lo scopo di testare il ruolo dell’apprendimento sociale nella perdita di inibizione dell’aggressione attraverso processi di riduzione dell’autocensura della condotta lesiva. Ad alcuni soggetti partecipanti a questi esperimenti  era stato conferito il potere di infliggere punizioni ai membri di un altro gruppo sulla base di una loro prestazione. Le punizioni sono state inflitte maggiormente alle persone etichettate come un infimo gruppo di animali (private di umanità) rispetto alle persone etichettate come aventi caratteristiche umane (considerate perspicaci e comprensive). I valori morali sono quindi parte della struttura stessa dell’identità di una persona, la condivisione di questi con altri individui favorisce la creazione di gruppi e la percezione di questi individui come facenti parte della propria comunità morale e quindi degni di godere dei privilegi di cui abbiamo precedentemente accennato. Viceversa la percezione di non condividere gli stessi valori morali è un fattore che può facilmente condurre alla deumanizzazione (Bastian et al., 2011).

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