PERDERE UNA PERSONA CARA: ACCETTARE DI CONVIVERE CON UNA NUOVA REALTÀ

A chi non è mai capitato di perdere una persona cara? Aprire gli occhi, sperando che sia stato solo un brutto incubo… E spesso ritrovarsi a fissare la porta. Aggrappandosi alla speranza che quella porta si spalanchi, che chi amiamo ritorni accanto a noi, ci abbracci forte e faccia svanire il dolore.

Elaborare e accettare un lutto, è un’esperienza psicologicamente complessa ed emotivamente devastante. Riconoscere di dover convivere con una realtà diversa e che quel che si è perduto non farà più parte di quest’ultima. La nostalgia e la sofferenza che incalzano imbattendosi nei ricordi. Un passato, che per molti passi, è segnato da chi abbiamo perso. Sentimenti, esperienze condivise, progetti per il futuro e così via. Sembra quasi di dover fare i conti con una vita, lasciata in qualche luogo, il giorno prima. E una nuova, che attende. E se un addio inonda di dolore il tuo cuore, essere circondati da occhi pieni di lacrime, è ancora peggio.

Anzi, vorresti proteggere da quelle lacrime tutte le persone a cui vuoi bene. Crescerai, supererai il dolore e ritornerai a sorridere ma quei volti resteranno indelebili nella tua mente. Purtroppo, si perdono persone care all’improvviso o dopo lunghe agonie. Incidenti e malattie inguaribili, sempre più all’ordine del giorno. E che tu abbia vissuto con l’impetuosità di un fiume in piena, con l’eleganza di un battito d’ali di una farfalla, o con la durezza di una montagna rocciosa, questo dolore avrà un sentire comune inaccettabile.

PERDERE UNA PERSONA CARA: RIFLESSIONI SULLA VITA E SULLA MORTE

Se penso alla morte, penso a un abbozzo indefinito. Un contorno sfumato, a cui non si è mai abbastanza preparati. Per paura? Non è forse vero che preferiamo pensarci poco? Infatti, le nostre lunghe passeggiate le facciamo con la vita. Esorcizziamo questa paura pensando alla morte come a qualcosa di lontano da noi e di vicino agli altri.  Ma la vita e la morte, sono i  due estremi opposti di uno stesso sentiero. Dopo un lutto, si sente molto spesso dire «fatti forza, la vita continua» e molto meno spesso «fatti forza, la morte fa parte della vita».

Le varie riflessioni sulla vita, sulla morte e sulla malattia, vengono filtrate da secoli attraverso ogni singola cultura. Un insieme di credenze, saperi, costumi e tanto altro, che inevitabilmente influenza il singolo individuo e tutta la società a cui appartiene.

Sarebbe utile e bello pensare alla morte come a un cambiamento. Astratto per chi muore e concreto per chi resta. D’altronde anche i ricordi possono guidarci verso nuovi punti di equilibrio che precedono una metamorfosi.

«La morte non è la più grande perdita nella vita. La più grande perdita è ciò che muore dentro di noi mentre stiamo vivendo», scriveva lo scrittore statunitense Norman Cousins.

Forse, chi ci ha lasciati, non muore mai dentro di noi. Bensì, ritorna da noi, attraverso i ricordi ad esempio. Crescendo, ci rendiamo conto che anche l’assenza contribuisce a una ricchezza interiore. perdere_qualcuno_di_caroChe gli insegnamenti, l’affetto e le condivisioni non hanno un tempo. Si seminano e si raccolgono. Alle volte, si raccolgono in due. Accanto a chi le ha seminate con te. Alle volte, da soli.

Ho conosciuto persone capaci di grandi gesti e immenso amore. Ho visto genitori lottare per non spegnersi, dopo la morte dei loro figli. Genitori rimasti da soli nel crescere i figli, senza la loro dolce metà. Figli che hanno accudito i genitori fino alla fine. Amici, cugini e fratelli che si sono tenuti per mano di fronte alle difficoltà della vita. Nipoti prendere in braccio i loro nonni nell’ora più buia. Ho assistito al ciclo della vita: perdere una persona cara e vederne nascere un’altra pochi mesi dopo.

Tutte queste storie, ricordano che c’è un sentimento che va anche oltre la morte: l’amore.

Se state soffrendo per un lutto, che ci sia o meno qualcuno a sostenervi, ricordate che anche il dolore ha il suo giorno migliore. Il giorno in cui si è pronti a lasciarlo andare.

A cura di Lucrezia Lerose

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